Intendiamoci, è una domanda più che legittima. Vorresti una data certa, un calendario chiaro, la sicurezza di avere un risultato nei tempi che hai stimato senza ritrovarti in un loop infinito di posticipi. Dare una risposta netta però sarebbe troppo semplice, perché il tempo per fare un sito web dipende da tante variabili che non sempre sono sotto l’esclusivo controllo di un’agenzia.
Esistono tempi tecnici, sì, e quantificarli non è troppo complicato. Spesso però sottostimiamo dinamiche ben più imprevedibili che possono incidere in modo sostanziale sulla definizione dei tempi e – secondo la nostra esperienza – la maggior parte delle volte si tratta di variabili squisitamente umane.
Processi decisionali frammentati, materiali che tardano ad arrivare, disorientamento nella visione strategica del progetto oppure ancora feedback ermetici e troppo a libera interpretazione… sono tutti elementi che allungano ogni passaggio. Ciò non significa che una web agency sia esente da responsabilità, ma che per portare avanti un progetto in modo fluido serve una sinergia fra tutte le parti coinvolte!
Come avrai intuito, la variabile determinante che incide sul tempo per fare un sito web è legata alla complessità tecnica del sito, e alla lucidità organizzativa nel processo di lavoro. Se l’obiettivo comune è lavorare su basi solide e in tempi sostenibili – anziché intraprendere una corsa “a tre gambe”, per di più a ostacoli – sono necessarie responsabilità condivise.
E dunque, anche tu: quanto sei prontə a seguire il progetto passo passo? Nella tua azienda c’è una figura che può occuparsene oppure devi fare tutto da solə? Chi deve approvare cosa?
Quando si parla di “tempi tecnici” è utile chiarire una prima distinzione essenziale. Il tempo necessario per fare un sito web è determinato da fasi di lavoro “di default”, cioè tutto ciò che c’è da fare sempre e comunque, a prescindere dalla complessità del sito web da realizzare. Ci sono però delle fasi extra che è bene tenere in considerazione, anche in uno scenario in cui il flusso di lavoro è ordinato e le decisioni arrivano quando servono. Ecco, diciamo che quello che stiamo per raccontarti è un iter completo e realistico nella migliore delle ipotesi: ciò che dovresti sempre considerare quando vuoi organizzare il tempo che ti serve per fare un sito web in modo intelligente.
Di solito si parte con un brief (cioè un confronto strutturato su obiettivi, pubblico, priorità e vincoli). È un momento molto importante che serve a evitare ambiguità e a chiarire da subito che cosa deve fare il sito e che cosa, invece, è fuori perimetro.
Subito dopo si lavora sull’architettura delle informazioni, che significa definire la mappa del sito: quali pagine ci sono, come si collegano, che gerarchia hanno nel menu e che ruolo hanno nel percorso di chi visita.
A questo punto entrano in gioco i wireframe, che puoi immaginare come delle “bozze in bianco e nero” delle pagine: non si parla ancora di colori o stile, ma di struttura. In pratica si cerca di mettere in ordine cosa va sopra, cosa sotto e definire una logica. È in questo momento che spesso si parla anche di UX (si apre in una nuova scheda)(user experience): un modo semplice per dire che ci si preoccupa di rendere il percorso chiaro e coerente per l’utente, così che le persone capiscano cosa fare senza doverci pensare troppo.
Quando struttura e percorsi sono stabili si passa al UI design, cioè al design dell’interfaccia: layout, tipografia, griglie, componenti e regole visive. Se il wireframe è lo scheletro, la UI è la “pelle” del sito. In questo momento si costruisce spesso un set di componenti riutilizzabili (bottoni, card, sezioni, moduli): è il motivo per cui un sito può essere coerente su tante pagine senza essere ogni volta reinventato.
È anche il momento migliore per pensare all’accessibilità (e cioè far sì che un sito sia fruibile dal maggior numero di persone possibile, tenendo conto di possibili limitazioni o disabilità). Pensaci: se stai facendo un sito da zero, è molto più semplice (e sostenibile) affrontarla in fase di design, mentre definisci scelte come contrasti cromatici, dimensioni dei testi, gerarchie visive ecc. Recuperarla a sviluppo ultimato potrebbe significare di dover rimettere mano a tutto!
A questo punto ci troviamo in una fase di lavoro che prende forma anche agli occhi deə non addettə ai lavori. È il momento in cui si inizia a vedere qualcosa di concreto: pagine navigabili su un sito di prova, elementi grafici che diventano componenti reali, un pannello in cui inserire contenuti e fare le prime verifiche… In altre parole, si passa dalla progettazione alla costruzione vera e propria del sito, che in gergo tecnico chiamiamo fasi di setup e sviluppo.
Il “setup” consiste nel preparare l’ambiente di lavoro e mettere in piedi la struttura su cui il sito vivrà. Lo “sviluppo” invece coincide con la trasformazione del tutto in pagine funzionanti.
È qui che parliamo di:
Template, cioè un modello di pagina riutilizzabile (per esempio: pagina servizio, pagina articolo, pagina contatti).
CMS (Content Management System), ovvero quel pannello che ti permette di gestire i contenuti senza toccare il codice del sito (scrivere articoli, aggiornare testi, caricare immagini, organizzare pagine).
Performance, quanto il sito carica velocemente e non fa “aspettare” chi lo usa.
Accessibilità, quanto il sito è utilizzabile anche da persone con esigenze diverse(si apre in una nuova scheda) da quelle di un utente standard.
A seconda del progetto arrivano le integrazioni, cioè le parti in cui il sito deve “parlare” con altri strumenti, e cioè fare sì che tutti gli elementi di un’ecosistema digitale siano in interconnessione:
un form che invia le richieste alla piattaforma della newsletter;
un CRM (Customer Relationship Management), cioè un software che raccoglie e ordina contatti e richieste;
un sistema di prenotazione o di pagamento;
una traduzione del sito multilingua;
l’adeguamento al GDPR (General Data Protection Regulation)
In particolare, tutto ciò che ha a che fare con il GDPR merita un approfondimento a parte – questioni legate a privacy e cookies, per intenderci. Qui ci limitiamo a sottolineare che anche questi aspetti incidono su scelte di design (per esempio banner, form, microcopy) e configurazioni tecniche (tracciamenti, strumenti terzi).
Se c’è un e-commerce poi, bisogna occuparsi dei termini e delle condizioni di vendita (che solitamente consistono in pagine e testi che spieghino in modo chiaro quali sono le eventuali politiche di reso, recesso o rimborso.
Si tratta di aspetti legali che aggiungono sfumature al discorso puramente tecnico e devono necessariamente coordinarsi fra loro fin dal principio se vuoi davvero evitare di mandare a rotoli il tuo calendario!
Ma non finisce qui. Prima di pubblicare effettivamente un sito serve poi una fase di controllo finale, spesso chiamata “fase di test” (o quality assurance). È il momento in cui si verifica che tutto funzioni correttamente e che nulla vada in tilt compiendo le operazioni elementari. Si controlla che il sito si veda bene da mobile e da computer (un sito responsive), che i moduli inviino davvero le richieste, e che le pagine siano corrette sui browser principali (in ottica cross-browser, cioè usando Chrome, Safari, Firefox, ecc.).
Abbiamo visto quale dovrebbe essere la successione ideale delle fasi di lavoro, dunque ora possiamo cercare di stabilire un ordine di tempi realistico. Ovviamente ogni progetto è diverso, ma in linea generale, quando va tutto per il verso giusto, possiamo tracciare degli scenari comuni:
Un sito vetrina semplice, con poche pagine e funzionalità base (home, chi siamo, servizi, contatti), può richiedere dalle 4 alle 6 settimane.
Un sito medio, con blog integrato, più pagine di servizio e magari qualche funzionalità custom (form complessi, portfolio, integrazione newsletter), si attesta sulle 8-12 settimane.
Un sito complesso, con e-commerce, aree riservate, contenuti multilingua o integrazioni con sistemi esterni, può superare i 3-4 mesi.
Ma appunto: stiamo parlando di tempi ideali, quelli in cui tutto fila liscio e abbiamo a che fare con unə cliente organizzato, che fornisce i contenuti nei tempi concordati, prende delle decisioni senza troppi giri a vuoto ed è già abituato ad avere a che fare con un professionista specializzato.